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Al premio Campiello, 1998
 
 
 

 

 

Le cose più importanti l’uomo le dice a se stesso in lunghi soliloqui o le tace apertamente, del resto noi viviamo in un mondo in cui diventa sempre più difficile esprimersi e comunicare ed il silenzio diventa la cifra della frantumazione del mondo e della nostra solitudine.

Il dialogare degli uomini presuppone sempre una monomaniacale ripetizione delle proprie ossessioni. Quando si dialoga in maniera logica e consequenziale si finisce necessariamente nella banalità anche perché il dialogo non convoglia più quello scarto che la vita ha sempre nei confronti dell’intelligenza chiara o della dialettica verbale.

La parola per essere credibile deve affondare sempre nell’esistenzialità altrimenti si trasforma in chiacchiera priva di qualsiasi valore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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