Francesco Biamonti, vita
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Epistolario
Premi assegnati a Francesco

NOTE BIOGRAFICHE

Francesco Biamonti è nato a S. Biagio della Cima, in provincia di Imperia, il 3 Marzo del 1928 e là, nell’entroterra di Vallecrosia, ha vissuto quasi sempre, in una casa che in passato era stata un fienile, e che egli ha trasformato nel corso degli anni in una vera e propria “officina”, dove ha svolto il suo “mestiere di scrittore” senza orari e ritmi di lavoro prestabiliti, ma con passione non comune e straordinaria efficacia creativa, sottraendosi agli sguardi indiscreti della gente e concedendosi solo a pochi e fidati amici.

Le finestre di questa "casa-laboratorio" si aprono sulla campagna, dove, secondo una “leggenda” fiorita intorno al personaggio, Biamonti avrebbe coltivato le mimose. Si è parlato, infatti, di lui come di un poeta contadino, scomodando, a tal proposito, Pascoli e addirittura Virgilio; Biamonti, invece, pur avendo una conoscenza minuta, approfondita e appassionata di ogni pianta, di ogni fiore e di ogni foglia, più da botanico che da contadino, non amava le mimose o almeno non le amava più da tempo: “Il loro giallo è fatuo, ignaro delle tenebre del mistero, la cifra dei fiori europei” disse una volta, sottolineando, in questo modo, la loro effimera esistenza e, comunque, elegante e raffinato qual era, non disdegnava i ritmi e i richiami della città, dove trascorreva tutte le notti.

Frequentava, infatti, i caffè e i locali della Riviera meno affollati, dove raccoglieva storie di varia umanità, contrassegnate dalla paura, dall’indolenza, da un'indefinibile angoscia: brandelli di vita vissuta che poi ricuciva nei suoi romanzi attraverso impasti cromatici e bagni di luce che rivelano in lui una non comune conoscenza pittorica, corroborata dall’amicizia e dalla frequentazione di Ennio Morlotti e di altri artisti non meno qualificati.
Il suo amore giovanile per la pittura, la sua non comune sensibilità, la conoscenza approfondita delle cose dell'arte, e soprattutto l'attenzione meticolosa per il paesaggio e il trascolorare della luce in uno scenario prevalentemente roccioso, impervio, sospeso tra l'orizzontalità del mare e l'immensità del cielo, costituiscono il viatico e le coordinate del suo itinerario umano ed artistico.

Scarse, frammentarie e comunque poco significative sono le notizie concernenti la sua vita. Dai suoi romanzi non si possono trarre indicazioni sui rapporti scrittore-vita e lo stesso Biamonti è sempre stato reticente a parlare di sé; in un’intervista rilasciata a Paola Mallone ha detto testualmente: “Mi piace non dire niente; io sono da cancellare; la mia vita non conta nulla; i miei natali non hanno importanza; il mio paese è insignificante”

Sappiamo, tuttavia, che amava la musica sinfonica, le arti figurative ed il cinema francese (Bresson; Becquer; Melville e Truffaut), amori che hanno riempito le sue giornate e nutrito il suo spirito, desideroso di effusione.

Dopo essersi diplomato in ragioneria e dopo aver vagabondato per un certo periodo in Spagna e soprattutto in Francia, negli anni cinquanta ha scritto, sotto l’influenza di Sartre e della psicanalisi, un romanzo, intitolato Colpo di grazia, che non ha mai visto la luce, se non parzialmente in forma di estratto, e che lo stesso Biamonti non ha mai ricordato volentieri, anzi una volta, citando Cesare Pavese, uno degli scrittori a lui più cari disse testualmente:" Se ne valesse la pena me ne vergognerei".

In seguito (1956 -1964), prima di dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di critico e di narratore, si è mosso, con sagacia e competenza da bibliotecario, tra i manoscritti e gli incunaboli dell’Aprosiana di Ventimiglia, diventando ben presto un punto di riferimento obbligato per tutti coloro che frequentavano la biblioteca e soprattutto per i giovani laureandi, ai quali non lesinava i suoi preziosi consigli.

Schivo e silenzioso, ma sempre gentile e disponibile, recava sul viso, solcato appena da qualche ruga ed illuminato da due occhi azzurri, profondi come il mare, i segni di un’intensa, sofferta vita interiore. Si muoveva lentamente, misurando i passi, con circospezione più che con diffidenza.

Ha scritto diversi saggi di pittura (“Morlotti pastelli e disegni 1954-1978”; “G. Cazzaniga: antologia critica”; “Lavagnino. I cieli ed altre stesure”; “I muretti di Gagliolo” etc.). Dopo alcuni racconti alquanto eterogenei, nel 1983, ha esordito, nell’ambito della narrativa, con il romanzo L’angelo di Avrigue, pubblicato da Einaudi ed impreziosito da una splendida e lusinghiera presentazione di Italo Calvino; sempre presso la casa editrice torinese ha visto la luce, nel 1991, Vento largo che ha ottenuto moltissimi riconoscimenti: il premio Comisso; il premio Flamalgal e il premio Città di Gaeta. Nel 1994 con il romanzo Attesa sul mare, da cui è stato tratto il film “Mare largo” di F. Vicentini Orgnani, ha ricevuto il premio Grinzane Cavour ed è stato tra i cinque finalisti del premio Campiello, vinto poi da Tabucchi con "Sostiene Pereira”.

Entusiastici consensi ha riscosso il suo ultimo romanzo Le parole la notte, dai più considerato il suo capolavoro, anch’esso finalista al premio Campiello e vincitore del premio P.E.N club, del premio "Alassio: 100 libri” e del premio Marotta "libro dell'anno". Apprezzato soprattutto in Francia, dove tutti i suoi romanzi sono stati tradotti (L'Ange d’Avrigue; Vent largue; Attente sur la mer presso la casa editrice Verdier e Les paroles de la nuit presso Seuil) negli ultimi anni aveva trovato estimatori e lettori anche in Germania, dove sono stati tradotti gli ultimi due romanzi (Die Erwartung e Die Reinheit der Oliven entrambi presso la casa editrice Klett-FCotta) ed in Catalogna dove è stato pubblicato recentemente Vent de mar endins, traduzione di “Vento Largo”.

Accanito fumatore – è difficile ricordarlo senza la sigaretta tra le labbra o tra le dita ingiallite dalla nicotina - si è spento il 17 Ottobre del 2001, nel pieno del suo vigore creativo, consumato da un cancro ai polmoni, mentre lavorava ad un altro romanzo Il silenzio, uscito postumo ma incompleto nel Marzo del 2003, sempre per i tipi della casa editrice Einaudi.

Francesco Improta.

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