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Le sirene di Biamonti...

''Lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini...''

( Francesco Guccini )


Che siano evanescenti come ombre o tenaci come staffette partigiane, queste protagoniste sono donne dai mille gesti finali, hanno l'aria che circola in corpo ed i ricordi come il vento.
L'omaggio alla femminilità risuona evidente in tutte le pagine del secondo lavoro di Biamonti.
Sirene ponentine incantatrici, mancanti, trasformate, mutilate, dolci, irresistibili, pericolose.
Fari in alto mare, le donne di Vento Largo sono un po’ come le sirene di Kafka; hanno qualcosa di più terribile del loro canto: il loro silenzio.
Sabèl entra in scena quasi danzando, una Silvia di leopardiana memoria, sfuggente come la giovinezza, arriva e “dietro di lei il sole”….
Donne complici, solidali, pennellate di lealtà e taciti accordi, temerarie a chiedere favori tra la vita e la morte in nome di un'antico legame, donne dagli occhi di mare, donne che è impossibile dimenticare, piuttosto... ‘’chiuderei il libro..”
Lo dice Varì a Sabèl o lo speriamo noi lettori? E' Varì che prega Sabèl: Non andare o siamo noi che le domandiamo di restare?
Donne dall'eleganza felina persino nel precario, in bilico tra il pendìo e la salvezza, quei valichi di contrabbandieri metafore delle peripezie del vivere quotidiano...
Poi c’è Eufrasia, fantomatica abitatrice di una casa fantasma in una città fantasma, matrona di una residenza trasformata in reggia con niente, la grazia atavica di chi sopraggiunge con “passo appena percettibile”.
Eufrasia saggia, misteriosa, detentrice di segreti ancestrali, amica fidata, grata di una solidarietà femminile che il mondo maschile può solo invidiare, ammette al limite che l'amica è andata “così lontano che impiegherà del tempo a tornare”
Una Virgin sempre chiara, limpida e serena, come rimasta illesa nel deterioramento generale all'intorno: il gelo, la terra abbandonata, traffici di droga...
Virgin un volto che viene “d'al di là delle maree” su cui aleggia “una nordica malinconia”.
Donne rassegnate nell'essere amate dal compagno meno della sua barca: “ l'ami più di me - l'ami come una sorella”.
Inquiete, mobili, perennemente alla ricerca di qualcosa, altrove, oltre.
Belle di una bellezza angelica, delicate come messaggere dantesche, inafferrabili, ammirate, fuggevoli, osservate dormire osando commenti pudici: “c'è un'armonia, c'è qualcosa”' - scrive Biamonti a proposito di Virgin dormiente-
Forti come Antalya/ Marthe, incapace di provare scoramento, indipendente e ardita ad attraversare i valichi tutta sola, o compagne timide e taciturne come Sara che appoggia docile la testa sulle spalle dell'amato.
Figure riemergenti da passati oscuri, nascoste, rintanate, “sprecate” in case buie dalle persiane chiuse e le tendine abbassate, obbligate loro malgrado a seguire il trasferimento di un padre o un marito.
Oppure, drappeggiate in abiti bianchi, slanciate e superbe come regine concedono sorrisi trattenuti e mantengono promesse e segreti… (si analizzi Mafalda ).
Apparizioni miracolose, mittenti di messaggi salvifici come la stessa Virgin annunciante la telefonata della presunta scomparsa Sabèl.
Severe e pure, la mano sul seno ed il respiro inavvertibile, eteree come madonne in paesini sbriciolati dal sole, aggrappati tenaci alle rocce in uno slancio estremo di coraggio. Pratiche di chi si nasconde, esperte in contrabbando, abili ad afferrare le attitudini su lineamenti scolpiti dalla disperazione; o ancora romantiche ad immaginare dialoghi d’amore su sentieri crudeli.
Fanciulle di Provenza e raccoglitrici di lavanda col viso sferzato dal sole e dal mistral.
Invecchiate, diventano tutt’uno col paesaggio, coi capelli bianchi ‘’un sogno nel vento’’: in mezzo ad una geografia di turpi rupi, insenature strozzate, terrazze aperte sul mare, le sirene di Biamonti si fanno tranquille o inquiete secondo l’umore del vento; metereopatiche, rifulgono splendide nelle giornate assolate.
Tra gli scogli, solitarie incontro alle onde, laddove “il mare compensa tutto’’…
Sante o streghe, poetiche, drammatiche, ironiche e argute: sirene di Liguria.
Mai voce di condanna verso le donne, nemmeno per quelle che “raggiunta una certa opulenza nel bel corpo”...non sono portate per il lavoro nei campi.
Mai una frase inverecondia, un commento negativo allorché si concedono per una notte a marinai o avventurieri.
Ci pare proprio che questo Vento Largo sia il vento delle donne e che accanto all’omaggio per le terre di confine, Biamonti omaggi anche la geografia femminile.
Le sirene di Biamonti sono abitate dal vento largo, un vento che porta con sé ridondanze e scampanii di giorni lontani.

E bastasse davvero quel vento
Ogni giorno a spingerci a guardare
Dietro alla faccia abusata delle cose, nei labirinti oscuri delle case,
dietro allo specchio di ogni viso, dentro di noi…

Milena Belliardo

 

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