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Serenità tra i fiori

Uscito dalla stazione, gli appare lo specchio verde azzurro del mare in fondo ai platani, oltre le palme simili a verdi girasoli impazziti di luce. Lo stordisce un riflesso acuto d’acqua e di cielo, l’accecante luminosità gli dà un senso penoso di fastidio, troppo balzandone viva la sua cupa tristezza derivantegli da una ipersensibilità che lo fa piangere quando appassiscono le rose. Il suo animo aderisce ad ogni sfumatura di tristezza, ma rimane totalmente chiuso ad ogni espressione di gioia. Forse è il senso inconscio della caducità della vita, del fatale trascorrere degli anni. Cosciente del suo male, in Ventimiglia è andato a cercare la pace. Ritorna nella città dov’era stato fanciullo e di cui ricorda i giardini penduli sul delirio del mare e il fiume claustrato di roveri. Ha accolto l’invito di suoi lontani parenti per la “Battaglia dei fiori”, pur odiando le folle festose. Egli spera che il corso fiorito che ha visto fanciullo, gli ridia l’equilibrio perduto. A sera, passeggia lungo il mare, rasente i giardini, dove fioriscono come un miracolo bianco le margherite sotto le fronde dei pini, delle palme e degli abeti. Pende la pace dal cielo ove brillano bianche le prime stelle. Rapita da un magato stupore, l’anima indugia in onda mutevole di ricordi remoti, ricordi di una piccola bimba compagna di giochi infantili, svoltisi lì in quel muto giardino com’ora olezzante di fiori. Da molto tempo aveva dimenticato la cugina, maggiore a lui di parecchi anni. Ma ora l'immagine si disseppellisce dal suo cuore: gli appaiono una chioma bionda, un vestitino rosa, risente il suono di un vecchio organino, e il tocco lieve della mano di lei sulla sua fronte già sin d'allora pensosa.

...Nel pomeriggio, fitte nuvole nere passano sulla città. Enzo e Mara prendono posto sulle tribune del corso. Il grigiore del cielo dà a quella profusione inaudita di fiori un effetto strano, come di una primavera dissepolta. Ma Enzo estraneo alla gioia, gode che il cielo sia nero, da attutire i colori. Mara se ne avvede e prova un materno dolore. Giungono loro le note di una musica allegra, che precede la sfilata dei carri avanzati come una allegoria colorata fra una pioggia di petali. E l’espressione della vita e del mondo fantastico trasmutato unicamente in aspetto gioioso, in modo unicamente floreale. Ad Enzo si ricompone nella mente l’immagine triste di quel cespuglio di rose tutte in fiore che una folata di vento ha improvvisamente lasciato nudo, dipingendo nell’aria un momentaneo pensiero di luce rosa. E la solita tristezza. Camminando sui petali, a “battaglia” conclusa, s’avviano sulla riva del mare. E quasi notte ormai: Venere appare una scheggia di quarzo incastonata in una grande volta di cristallo. Enzo sente il corpo esile della donna che reclina sulla sua spalla il capo stanco; è colpito dall’affettuosità materna di lei, da quel gesto che nulla ha di sensuale. Lentamente scende in lui una dolcezza mai provata. Lentamente le immagini del giorno trascorso si ricompongono in nuova luce. Rivede la sfilata dei carri e i tenaci sorrisi delle ragazze bionde e brune. Il suo cuore accoglie finalmente l’armonia dei fiori del corso. In lui piange e canta mortale il coro eterno della vita. E un coro che gli sembra provenire dagli astri, cenere o polvere degli astri, di tutti i mondi che ruotano intorno agli infuocati soli...

Serenità tra i fiori, in "La Battaglia dei fiori", numero unico, 20 Maggio 1951