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libro Fin dove cresce l'ulivo

Marco Grassano
Fin dove cresce l'ulivo
Franco Muzzio Editore

 

La Provenza, che anima la parte centrale di Fin dove cresce l’ulivo, entra nel cuore e non se ne va più. La terra, il cielo, il mare fanno dolce violenza. Paesi antichi, arroccati su pendii luminosi, rocce come trine, serafici campi di lavanda, fremiti bianchi su mandorli in fiore, abissi azzurri. Ora piuttosto freddi, ora intensi e alti all’orizzonte. Solo i colori di Cézanne hanno potuto dirli. Colori fermi e veri, che entrano dentro le cose stesse e si strutturano come architetture, e i colori di Van Gogh, che se ne vanno in un volo senza fine e trascendono il reale.

I vigneti, i pini, i cipressi, le case si dorano al sole nelle giornate calme, sprigionano un duro sogno nel vento che l’investe. Mantengono un’antica aria raccolta che resiste al tempo. Antica come le “tre sorelle di Provenza”, tre abbazie situate in valloni deserti, a Thoronet, a Silvacane, a Sénan-que. Ascetismo che si fa bellezza, risposta religiosa alla vasta diffusione dell’amor cortese.

Vi sono due luoghi in cui sembra concentrarsi lo spirito di una regione che gravita verso il mare, che pone in faccia al mare tre o quattro scoscesi e graziosi massicci marini. Vi aleggia sulla gamma dei colori una luce pura. Una luce che li porta a compimento e li sublima, come se vi si fosse insinuato un immenso biancore. Alle spalle di Aix si erge la Sainte Victoire, manto roccioso contro il cielo, su cui persino l’ombra è azzurra e convessa, e scivola liquida come il mare, entra nella roccia e la erode. Cézanne ha passato a studiarla, guardandola da sud e da ovest, una parte della sua vita. Dalla gioventù alla vecchiaia ha cercato di carpirne l’inesauribile segreto. Alla vecchiaia? Si fa per dire: non l’ha mai raggiunta. Gliene dava l’aria la stanchezza, la serietà, il vecchio mantello che è ancora appeso nel suo studio, nell’atelier, che prende la luce da nord. Così volle Cézanne perché fosse più ferma. Non vi si entra senza una grande emozione.

L’altro epicentro emotivo della Provenza è Arles coi suoi dintorni: il Rodano, la Camargue, Saint-Rémy. Vi plana l’azzurro più intenso del mondo, gli ulivi sono polverosi e il mistral brucia gli occhi. Van Gogh, venuto dall’Olanda, ne scoprì tutti i colori, avanzò come un cieco nel tessuto della terra, sino ad allucinarsene. Senza pari la lotta ch’egli fece per trasformare la materia in luce. Bisogna capire cos’è quella luce nei colpi ariosi che vengono dalla Linguadoca, dalla vasta marea di sale e mare della sottile striscia di terra dove sorge il Cimetière marin di Valéry. Luogo sacro sotto le torce solari e minacciato dalle onde di un mare fedele.

Ma a volte, nella calma e nel riposo, quando il sole lavora tranquillo le rocce delle Alpilles e i diamanti del mare, sembra instaurarsi un’idea di eternità. Se chiaro e fermo è il tempo, l’ombra è viola sotto le rose, e le cose sembrano rivelare la loro ultima dolcezza. Un fuoco scarnificante e senza materia sembra cozzare contro la forte geologia del paesaggio stesso.

Percorrendo le pagine di questo libro si visitano però anche altri spazi.
Si approda in un’Andalusia quasi estinta, il cui respiro antico conserva l’odore di un cespu-glio dolciastro di gelsomino, di un cipresso troppo bruciato dal sole. Attorno, il ronzio abbacinante di un villaggio calcinato dall’estate, pareti bianche venate da lattiginosi rami di fico.
Si torna nel Portogallo triste dei pescatori che filigranano l’alba oceanica di battelli-fanale. La sera, raccolti attorno a una bottiglia di vino, modulano negli angiporti canzoni nostalgiche e nasali, gli occhi velati da una levità di sogno.

Prefazione a Fin dove cresce l’ulivo – itinerari mediterranei di Marco Grassano, Franco Muzzio Editore, collana Aritroso, primavera 1999.

 

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