articoli su Francesco Biamonti
HOME VITA OPERE CASA BIAMONTI BIBLIOGRAFIA CRITICA SPAZIO APERTO ALBUM EVENTI ASSOCIAZIONE
BIBLIOGRAFIA DI FRANCESCO BIBLIOGRAFIA SU FRANCESCO
 
di
DINO MOLINARI

Centralità "iniziale" di Morlotti nel rapporto Morlotti/Biamonti

Vorrei suggerire alcune riflessioni sulla centralità iniziale di Morlotti nel rapporto tra il pittore e Biamonti.
Iniziale, diciamo negli anni ’60, quando Morlotti, di 20 anni più anziano e già affermato, è stato un tramite con la cultura figurativa e letteraria.

Morlotti condivideva, anzi impersonava la forza lacerante di Van Gogh (Testori), la insistenza costruttiva di Cézanne, la tragica urgenza di De Staël a “cancellare i contorni”, situazioni peraltro condivise da Biamonti.

Morlotti propone un importante “antecedente”, qual è Francesco Arcangeli, critico e storico dell’Arte “geniale” (Flavio Caroli) ma anche poeta e alto prosatore, prosa che non si nega mai alla poesia.
Arcangeli sta a significare un particolare momento della cultura che fa riferimento, oltre a Giorgio Morandi, a Roberto Longhi, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani. Tale situazione nodale è già stata suggerita da Marco Grassano.

Sarebbe determinante un esame comparato che ci consenta di verificare una eventuale influenza arcangeliana in Biamonti.

Dopo Morlotti/Arcangeli, Morlotti/Pavese. Arcangeli, anni 60/70, affida come tesi di laurea a Flavio Caroli, allievo prediletto, lo studio del rapporto Morlotti/Pavese.
Caroli conduce un’analisi serrata, raffrontando testi pavesiani e dipinti morlottiani con esiti brillanti.

Relatore Arcangeli, laurea a pieni voti per Caroli. Morlotti dona al neo-laureato un bellissimo importante dipinto, un’Adda a Imbersago con lavandaie. Morlotti recepiva la poetica di Pavese, del suo mondo agreste/collinare, della sua intrinseca forza ctonia.

Durante una gita con Gian Franco Fasce a Barbaresco, nelle Langhe, di fronte alla collina, alla vigna, al canneto, intesi come diaframma (quasi come “la siepe” leopardiana), Morlotti sentiva il mistero dell’oltre, dell’al di là, lo sentiva con lo stesso spirito che infondeva nei suoi canneti, nei suoi boschi di ulivi, nelle sue rocce (intese, queste, come lo scheletro, l’”ossame” del mondo).
Morlotti tramite nei confronti di Pavese? Qui si pone il problema seducente delle connessioni tra Biamonti e Pavese. Tra Biamonti ed il mondo di Langa in genere, Fenoglio compreso. Pavese più poeta, Fenoglio più narratore. Del resto Pavese pensava con ossessione al mare. Per Pavese il mare era la porta sull’universo, la strada per l’infinito.

Con Fenoglio? Stessa icasticità di scrittura, più epico Fenoglio, più lirico Biamonti.
Qui sarebbe prezioso l’intervento di Nico Orengo.

Vorrei porre un altro quesito sulle ipotizzabili affinità con Piero Ravasenga, l’autore di Magnolie per Siglinda (Il Milione), Le nevi di una volta (Garzanti, con l’intervento di Cesare Garboli). Gioanola e Contorbia, in merito, potrebbero darci un aiuto fondamentale.

Il tessuto padano e monferrino, pianura e collina, reso con luminosità solare da Ravasenga – le cascine disperse nella campagna che “ridono” al sole – è un microcosmo che può, sia pure in condizioni geologiche diverse, specchiare il microcosmo biamontiano di Liguria.

Il rapporto con la letteratura narrativa del Piemonte meridionale (quel Piemonte che da sempre aspira al mare) è meno diretto, perciò meno facile di quello “consanguineo” con i liguri (Sbarbaro, Montale, Giovanni Boine, Mario Novaro, Angelo Barile), però altrettanto avvincente, da essere tentato.

Con il proseguire del tempo, con il consolidarsi del sodalizio, la centralità iniziale di Morlotti cede il posto ad un rapporto paritetico.

Biamonti evolve verso risultati palesi e concreti di scrittura, prima come sensibile critico d’arte e successivamente come narratore in dimensione di poesia.
È legittimo dedurre che Morlotti sia stato, a questo punto, influenzato dalla visione “iconica” di Biamonti, diramata, cristallina, sospesa.

Il taglio paesaggistico di Morlotti diventa più focale, nitido, precisato; la luce si fa cosmica, alta, solidificante; l’immagine, meno organica, più mineralizzata; la materia, smagrita e sonora.

 

INIZIO PAGINA