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Opere di artisti dedicate a Francesco


francesco biamonti

Sergio "Ciacio" Biancheri



Pastello ad olio
cm 50x70 - 2002


Ugo Giletta

www.sanfirmino.com

Acquarello su stampa digitale
cm 9x12, 2002

L'immagine è tratta da un video
in omaggio a Biamonti

francesco biamonti

Corrado Parodi

Arido velo
musiche e figure di Francesco Biamonti

impianto scenico Lauretta Dal Cin
musiche Filippo D'Eliso, Mauro Vero

Testo in formato PDF (52 Kb, 26 pagg.) scarica


Davide Cornara

"Io vivo a Pavia - precisa Cornara - lontano dalla mia terra. La possibilità di ritrovarla nelle pagine di Francesco Biamonti crea una “Liguria da esportazione” che si usa come palliativo per i giorni di “bruma dura”. Se c’è nebbia e fa un “gelo che pela”, come direbbe Pavese, tu apri uno di questi libri ed esplode il sole". E non a caso, Cornara ha illustrato L’angelo di Avrigue dello scrittore sanbiagino - a cui ha poi donato la copia – con un’immagine dura, da cui pulsa una sensibilità controllata e ferma.

Intervista rilasciata a Mara Pardini "La Riviera" 21 maggio 2004

Quattro disegni


Virginia Consoli

Faber e Francés

locandinaIl testo è dedicato alle figure del cantautore Fabrizio De André e dello scrittore Francesco Biamonti. i due, in un luogo immaginario al di là del reale, si scambiano opinioni e si confrontano, incalzati da una narratrice-cantante su varie questioni universali, come l'amore, gli addi, i viaggi, la Liguria, la vita e la morte. Il tutto, sempre chiedendosi come e perché le parole degli artisti abbiano un senso al giorno d'oggi, ove nessuno sembra più avere bisogno di sentirle.

Il copione


Erminio Ferrari

Fransè

Ermnio Ferrari
FransŤ
Casagrande

Fransè, un anziano scrittore, ha lasciato il suo mare della riviera di Ponente per trasferirsi in una villa sul Lago Maggiore. La sua vita stanca è ormai tutta raccolta nella memoria e nell'amicizia per Hamar, un giovane immigrato nordafricano, e per un abitante del luogo. Nel fluire del tempo estremo e dei pensieri, Fransè è osservatore casuale di un misterioso traffico notturno di persone e forse di droga verso la montagna. Nei suoi occhi e nelle sue parole c'è la partecipazione dolorosa a un mondo che si avvia, senza possibilità di ritorno verso la violenza e la tragedia. E la tragedia arriverà con uno sparo partito da una barca. Fransè morirà in quel preciso momento portandosi con sé i suoi silenzi, il suo passato, le sue nostalgie. Fransè è anche un romanzo di indagine condotta a posteriori, per rapidi flashback, su quel che è accaduto. Un romanzo sulla colpa e sull'innocenza, sul paesaggio violato, sul tradimento della storia, sulle macerie di un presente che, come dice lo stesso Fransè, "ci investe e ci incanta". Ispirandosi, sin dal nome e dal carattere del suo protagonista, alla scrittura sospesa e allusiva di Francesco Biamonti, la cui personalità affiora grazie anche a precisi riferimenti alla sua biografia e ai suoi luoghi, Erminio Ferrari costruisce un racconto teso che si sviluppa su vari piani temporali alternati alle voci di dialoghi ridotti all'osso ma dalla straordinaria forza evocativa.

le prime tre pagine del romanzo


Mario Rigoni Stern

Stagioni

rigoni stern"... Camminavamo un giorno tra gli ulivi, alti sopra il mare di Liguria; improvvisamente Francesco Biamonti mi chiese:
- Lo senti ancora lo zirlio del tordo?
Sì, se l’aria è calma e il bosco silenzioso, lo sento ancora.
- Anche quello del sassello? Sono quasi ultrasuoni e io non riesco più a sentirli.
Forse , Francesco, fumi troppo.
Ora anch’io non sento lo zirlio, ma solo il canto, e ieri sera mi è venuto il ricordo del caro amico."


Marino Magliani

Quattro giorni per non morire

...Andò a sedersi, aprì la borsa e cercò un romanzo. Lesse pagine
che conosceva a memoria, voci di marinai che tornavano a casa col
"mal del ferro", l’angoscia che la lamiera dei cargo trasmette durante le lunghe traversate, per dirla come c’era scritto sulla quarta di copertina.
…il sole ebbe come un tremito, offuscato da vapori marini… Saltò a un’altra pagina, una qualsiasi, non cercava niente di particolare. Forse un cielo verso sera, era un libro pieno di cieli, e voleva vedere che effetto faceva leggerlo dopo averlo visto anche dal vero. In carcere se l’era promesso. Ma dove aprì, trovò solo alberi e lesse:
… l’uliveto soprano stava aggrappato a un pendio ripidissimo…
Fra poco li avrebbe rivisti anche lui i suoi uliveti, pensò. Un po' d’aria, all’aprirsi di una porta, fece ondeggiare la tendina. Rimase ad aspettare un altro sbuffo, poi il libo si riaprì sulla fine del capitolo:
Era la "due del la vecchio", la sonata del "prigioniero derubato",
Sorvolava gli ulivi il suo cuore lichenoso e straziato.

Pagina 27


Di nuovo gli tornavano alla mente i monologhi dello scrittore di confine. Sdraiato sulla branda della cella, doveva essersi lasciato macerare da quelle pagine, per averle imparate così bene a memoria. Erano pagine con fin troppo poca trama, pagine di paesaggi e giochi di luce. Che altro contava in Liguria?
Forse per questo, sceso dal treno, gli era già parso tutto così detto…
Nel romanzo, ambientato una cinquantina di chilometri a occidente, per terrazze ancora più desolate di queste, la madre compariva al personaggio principale, nel sogno o nel dormiveglia, per dirgli:
Di che cosa credi che sia morta? Ma, non so, il sangue… goccia a goccia… No, non è stata l’emorragia cerebrale. Sono morta di malinconia… Hai seminato di lutti il tuo cammino.

Pagina 32


Di fronte, il tempio della memoria si colorava.
Casette attraversate dall’alba come da una tremolante agonia…
Parole che gli avevano tenuto compagnia sulla branda di Regina Coeli… Chissà se Lori l’aveva mai letto Biamonti. Prima s’era scordato di chiederglielo. A Leo sarebbe sicuramente piaciuto…

Pagina 103

 
 
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